"Essere o non essere. Questo è il problema: se sia più nobile all'animo sopportare gli oltraggi, i sassi e i dardi dell'iniqua fortuna, o prender l'armi contro un mare di triboli e combattendo disperderli. Morire, dormire, nulla più: - e con un sonno dirsi che poniamo fine al cordoglio e alle infinite miserie naturale retaggio della carne, è soluzione da accogliere a mani giunte.
Morire dormire sognare forse.."
Non fu Gasmann o Carmelo Bene a restituirmi il senso profondo e tragico del celebre monologo di Amleto, ma un ragazzo Down, dilettante attore di un vicino laboratorio teatrale torinese.
Fu una folgorazione che mi aiutò a capire, e soprattutto a non sorprendermi, della straordinaria intensità dei protagonisti del "teatro senza confini" che sperimentai più tardi sul mio territorio.
Essere o non essere: il quesito era posto con tutta la forza del grande Shakespeare e tutta la verità che le parole della grande letteratura sanno trasmettere, per bocca di chi le capisce nella testa e nel cuore.
Questo mi dicono sempre, tutte le volte, i grandi attori del teatro senza confini, emblemi viventi di tutti noi che, meno di loro, sperimentiamo male e sfortuna e, meno di loro, sappiamo trovare risorse interiori per combatterli.
Non è un atto socialmente utile e caritatevolmente liberatorio dare spazio e opportunità all'incontro e all'espressione dei portatori di handicap: è un atto doveroso verso di noi.
Per attendere di sederci nel pubblico e per trovare gesti e parole attraverso un vissuto che necessariamente ha messo in atto processi di conoscenza diversi dai nostri, di noi sani.
Ci aiuteranno a guarire dall'illusoria e patinata certezza di essere sempre belli e sani? Ci aiuteranno a trovare il senso consolatorio di una carezza, di un sogno, di un gesto, di un impaccio, di una parola che nella loro bocca diventa importante e vera, come vere erano le parole delle sibille e dei settimini, degli antichi, di quelli colpiti dal mal caduco: eletti, non solo nel senso cristiano del termine perché piccoli, eletti perché più dolorosamente si mettono in gioco per essere donne e uomini più di noi.

Carla Mattioli
Docente, ex sindaco comune di Avigliana