Volta la carta

in direzione ostinata e contraria

Graffi di anime salve nell'altra Italia del secolo breve
tra poesia, arte, musica, cinema e cultura

di Giovanni Francesco Magnani

I vinti. gli sconfitti. gli inutili. i negati. i diversi. gli emarginati. i discriminati. gli sfruttati. i perseguitati. le vittime. gli ultimi. gli sterminati. gli estinti. i dimenticati.
di tanto in tanto, capita alle loro storie di essere narrate. quasi sempre con graffi scalfiti sulla sabbia del tempo da leggeri sbuffi di aria.
ma a queste storie capita anche di essere narrate da quelli che sanno trasformare la sabbia nel più duro dei graniti. quelli che sanno anche far vibrare l'aria come pura energia, pura potenza capace di incidere in profondità qualsiasi sostanza. quelli che sanno condurre le vibrazioni di chiunque in una danza misteriosa.
una danza nella quale il veleno, l'orrore, il terrore, il disgusto, la guerra, la violenza, l'oblio e perfino la morte cessano di essere i padroni del tempo.
sono quasi sempre anime salve e quasi sempre spiriti solitari. i loro graffi lasciano il granito e incidono il tessuto stesso dell'universo.
i loro sono graffi nell'anima.
graffi nell'anima.
chi li riceve, li porta in sé e con sé per sempre.
sono graffi senza cicatrici, quasi carezze.
ma lavorano inesorabilmente dentro chi li ha ricevuti. un lavorio incessante, alacre, continuo.
un lavorio in grado di trasformare in bene il percepire, il sentire, il pensare, l'agire e il reagire.
un lavorio nascosto per trasformare il vuoto e l'assenza in qualcosa di utile. vuoto e assenza come quelli dello spazio lasciato libero da una porta. l'unico spazio in cui ci si può muovere, in cui l'aria può rigenerarsi, in cui la luce può entrare o uscire.
vuoto e assenza quindi come libertà di muoversi, di vivere, di esprimersi.
e il vuoto e l'assenza divenuti libertà divengono a loro volta nuovi graffi nell'anima.
nuovi graffi nell'anima.
capita così a un artista di trasmutarli sul metallo dopo averlo ricoperto di vernice. il freddo metallo e la cupa vernice sono incisi per far posto al loro vuoto e alla loro assenza. l'artista cartografa così i propri graffi nell'anima. abbatte i confini delle sue geografie interiori. libera e dona agli altri la ricchezza accumulata in lui dal lavorio incessante dei graffi stessi.
l'artista cede le armi della rappresentazione e si fa anch'egli semplice rappresentato. mette a nudo il suo cuore e copre con un velo il suo ego.
la ricompensa è ghiotta, il risultato inatteso. i graffi nell'anima dell'artista scavalcano le barriere. inondano le anime altrui incidendovi tutte le storie possibili e anche quelle impossibili.
le storie dell'artista. le storie degli altri artisti incise come graffi nell'anima dell'artista. e quindi le storie delle anime salve. e anche le storie dei vinti, degli sconfitti, degli inutili, dei negati, dei diversi, degli emarginati, dei discriminati, degli sfruttati, dei perseguitati, delle vittime, degli ultimi, degli sterminati, degli estinti, dei dimenticati. le storie, i graffi nell'anima.
questo è capitato a un artista, Beppe Eliseo Gromi, questo capiterà a voi quando vedrete i suoi graffi nell'anima.